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Re
di quaglie
Le aree prative del SIC sono interessate dal
transito di tale specie migratoria, come dimostrato anche da recenti
segnalazioni in località Prata di Vogogna.
Negli ultimi anni le vallate alpine italiane sono state oggetto
di (ri) colonizzazione in fase riproduttiva di tale specie, in particolare
lungo l’arco alpino orientale ma recentemente (2000) anche
su quello centrale (valli bresciane, bergamasche e lecchesi) ed
occidentale (vallate piemontesi orientali) ed è ipotizzabile
che nel prossimo futuro anche la val d’Ossola sia interessata
da tale fenomeno.
La specie risulta:
• inserita nell’Allegato I della Direttiva Uccelli e
nell’elenco delle specie prioritarie defnite dal Comitato
Ornis;
• classificata come “Vulnerable” nel 2000 IUCN
Red List of Threatened Animals;
• classificata come “Vulnerable” ed inserita nell’elenco
delle “Globally Threatened Species” nel volume “Birds
to watch 2 – The World List of Threatened Birds” di
BirdLife International ;
• classificata come SPEC 1 (Globally endangered, Large decline)
da BirdLife International;
• inserita nella Lista rossa degli ucceli nidificanti in Italia,
dove è classificata come “In pericolo”.
Conservazione
La specie veniva data come nidificante nell’area
all’inizio del secolo XX.
Attualmente le aree prative e umide vengono utilizzate come aree
di sosta ed alimentazione da individui migratori ma la mancanza
di studi specifici e l’elevata elusività della specie
non permettono di fare valutazioni sul trend della popolazione migratoria.
Status di conservazione: sconosciuto.
Nell’Action Plan europeo per la conservazione della specie,
vengono indicate le seguenti minacce:
a1) meccanizzazione e tempistica dello sfalcio
a2) perdita degli ambienti adatti: prati da sfalcio e zone umide
a3) disturbo da attività ricreative e caccia
b) azioni prioritarie per la sua conservazione
b1) incoraggiare la massima protezione legale per i siti chiave
della specie
b2) studiare l’impatto dello sfalcio sulle popolazioni e indicare
strumenti di riduzione dell’impatto
b3) accrescere la sensibilizzazione sulla tutela della specie
L’area in questione ha senza dubbio perso la gran parte delle
zone umide presenti fino agli anni ’80 e in parte ’90,
idonee come siti di sosta ed alimentazione durante le migrazioni.
Le aree prative risultano invece in buono stato di conservazione
dal punto di vista ecosistemico, mentre rimane da valutare l’aspetto
legato alla metodologia e tempistica dello sfalcio.
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